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Nel giorno delle “commemorazione dei defunti” facciamo il punto sull’Industria funeraria.

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Industria funeraria, business in crisi ma con sempre più domanda.

Scritto da Andrea De Francisci

Quello dell’l’industria funeraria è un Made in Italy di cui non si parla volentieri, ma in Italia è un settore produttivo a pieno titolo, che dà lavoro a 25mila occupati diretti e ad altrettanti indiretti, alle prese con gli stessi problemi di manifatturiero e servizi, tra minor poter d’acquisto degli italiani, concorrenza low-cost di prodotti del Far East, normative locali disallineate che favoriscono attività irregolari. Ma che ha di fronte anche sfide e opportunità legate a digitalizzazione e nuove mode social e 4.0 in un mercato che non conosce cali di domanda: il numero dei decessi nel nostro Paese è salito a circa 650mila unità l’anno e si parla di un business (spese cimiteriali escluse) di oltre 1,7 miliardi di euro per la filiera produttiva.

Il settore funerario conta 6mila imprese di onoranze funebri, il doppio di quelle censite 15 anni fa, che dà lavoro a 25mila persone e che crea un rilevante indotto tra marmisti, cofanisti, fioristi, ma che sta registrando un calo dei fatturati sia perché le famiglie spendono meno per onorare i defunti, tagliando non tanto i servizi quanto le forniture (cofani e urne low cost), sia perché si va diffondendo sempre più la pratica della cremazione.

Da qui arriva anche l’occasione per fare il punto sui temi caldi per il settore, a partire proprio dalla cremazione, che sta tagliando fette importanti di fatturato per tutto l’indotto (non servono marmi, fiori e neppure bare di design con legni pregiati se basta una piccola urna) e sta mettendo a repentaglio i margini delle agenzie funebri e la sopravvivenza stessa di cimiteri monumentali di grande valore artistico e storico, che non hanno più introiti sufficienti neppure per la manutenzione ordinaria. Cremare un defunto significa tagliare rilevanti spese cimiteriali per la sepoltura (dai 1.500 euro di un loculo in nona fila ai 15mila euro di una tomba di famiglia di pregio, ndr).

Restano i 2.500-3mila euro di spese vive per un funerale medio, un tempo legate soprattutto al prezzo della bara (si va dai mille euro di costo fino a 5mila euro per un Made in Italy di qualità), oggi invece più orientate ai servizi di contorno. Nel 1998 si contavano 600 aziende di cofani in Italia, un’eccellenza manifatturiera che esportava la metà dei volumi. Oggi sono rimasti una cinquantina di imprenditori nel settore, solo dieci di dimensioni industriali, che producono 350mila pezzi l’anno a fronte di quasi 650mila decessi. Ciò significa che si importano centinaia di migliaia di cofani, perlopiù dal Far East, pezzi che costano davvero pochissimo, quasi quanto un paio di scarpe.

Assieme alla cremazione spinto dalla riduzione del age gap delle nuove generazioni, sta sviluppandosi il business delle cerimonie laiche e delle case funerarie (funeral house), inesistenti fino a pochi anni fa, oggi circa 300 attive in Italia, tutte concentrate al Nord. «C’è una domanda in forte crescita di spazi laici per il commiato dove consentire a parenti e conoscenti di stare vicino al defunto prima dell’addio definitivo e c’è richiesta di nuovi servizi di tanatoprassi e imbalsamazione e di pacchetti completi “chiavi in mano”, perché la famiglia colta da un lutto vuole affrontare il trauma, non la burocrazia», conclude il segretario generale di Feniof.

E questo spiega l’istanza di nuovi corsi di formazione professionale che arriva dal settore – altro tema al centro dei tavoli di discussione di Tanexpo 2018 a Bologna – e l’esigenza di far crescere dimensionalmente, anche attraverso consorzi, il comparto delle pompe funebri. Perché al di là del business privato, queste imprese svolgono un importante ruolo sociale, soprattutto in luoghi disagiati o remoti, e per garantire un servizio di qualità occorre condividere i costi di struttura. Inoltre, altro importante fattore da considerare nella filiera è l’utilizzo di nuove tecnologie web e di comunicazione che potrebbero portare nuovi margini per l’industria ed in questo noi di SendGoodbye vogliamo essere in prima linea per sostenere la filiera di valori in modo da offrire alle imprese una nuova fonte di entrate ed al cliente finale un nuovo modo di comunicare e seguire il commiato.

Per maggiori informazioni riguardo la nostra piattaforma SendGoodbye contattateci per organizzare un appuntamento conoscitivo.

Scritto da Andrea De Francisci

Fonte: Il sole 24 ore

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