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La poesia funebre

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Il tramonto

La poesia spesso trova le parole che ciascuno di noi non sa trovare, ma che riconosciamo appartenenti alla nostra sensibilità. Un valore ancor più importante ha la poesia funebre la cui origine è antichissima.

Alcune fonti antiche distinguono due specie di carmi funebri:

l’epicedio e il treno.

Epiceneo è il componimento poetico greco, scritto in morte di qualcuno, di origine popolare: al lamento degli uomini seguiva quello delle donne, il coro ripeteva il ritornello. Nella forma artistica fu corale e vi ebbe parte considerevole l’elemento mitologico. Veniva eseguito in presenza del cadavere,

Sembra che il “treno” non abbia avuto limitazione di tempo e di luogo; Il canto funebre artistico fu accompagnato da una danza solenne e l’accompagnamento musicale venne eseguito esclusivamente dal flauto:

Un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità ed efficacia è l’epigramma cioè è un’iscrizione poetica dedicatoria anche funeraria, utilizzata negli epitaffi delle lapidi

Gli epigrammi funerari si possono suddividere in diverse categorie quali:

Epitaffio
(epitaphion – έπιτάφιον): la epigrafe posta sul luogo di sepoltura (dal greco: ciò che sta al di sopra del sepolcro), che ricorda ed eventualmente elogia il defunto.
Epicedio (epicedion – έπικήδειον μέλος): componimento poetico scritto in elogio di un defunto, il cui scopo è di piangerlo e commemorarne i pregi.Il termine fu introdotto dal poeta latino Stazio ma il genere poetico è molto più antico

Consolatio: componimento poetico il cui scopo è di consolare chi è in vita e di alleviarne il dolore.

Esempio di Epitaffio . Fonte www bandb-rome.it
 Epigrammaton Liber X carmen 61, Epitaphium Erotii

Hic festinata requiescit Erotion umbra,
crimine quam fati sexta peremit hiems.
Quisquis eris nostri post me regnator agelli,
manibus exiguis annus iusta dato:
sic lare perpetuo, sic turba sospite solus
flebilis in terra sit lapis iste tua.

Epitaffio per Eròtion
“Qui riposa Erotion frettolosa ombra,
che il sesto inverno rapì per un crudel destino.
Chiunque tu sia, padrone dopo di me del mio campicello,
offri ogni anno il giusto (sacrificio) ai piccoli Mani:
così, (mantenendo sempre) acceso il sacro focolare e al sicuro da (ogni) turbamento (la famiglia),
possa questa pietra restar la sola bagnata di pianto nel tuo campo.”
Traduzione: fmsacca

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